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Intervista a Franco Califano

Muore Califano: un grande poeta e una persona sincera

Senza manette: la vita del Maestro racchiusa in un libro

Non escludo il ritorno... si scriverà sulla sua lapide




Il 30 marzo 2013 è scomparso il Maestro Franco Califano, grande poeta e cantautore, all’età di 74 anni, presso la sua villa di Acilia (vicino Roma), a causa di un cancro osseo. Io che ho avuto la fortuna, in qualità di Giornalista, di incontrarlo tre volte, di sentirlo telefonicamente e spesso anche per e-mail per scambiarci gli auguri in occorrenza delle festività, in questo periodo di Santa Pasqua, ne sento la mancanza, ed è per questo che vorrei omaggiarlo con una recensione sulla sua vita e sul un suo libro autobiografico, “Senza manette”, con relativa intervista, che gli feci qualche anno addietro, e cioè l’8 Maggio del 2008.




Franco Califano, detto anche Califfo” (perchè grande seduttore), è nato a Tripoli il 14 settembre 1938,  ed è stato oltre che un celebre cantautore, anche un poeta, scrittore ed attore. La sua famiglia era originaria di Pagani (in provincia di Salerno), ed egli nacque per caso in aereo sul cielo della capitale libica, a quei tempi territorio metropolitano italiano, acquisito con la guerra italo-turca del 1911. Crebbe e visse per molti anni a Roma, ma trascorse otto anni anche a Milano. Arrestato nel 1970 per possesso di stupefacenti, caso in cui fu coinvolto anche Walter Chiari (assolto con formula piena), finì nuovamente in carcere per lo stesso motivo e per porto abusivo di armi nel 1983, ma questa volta insieme al conduttore televisivo Enzo Tortora (assolto con formula piena e caso emblematico di mala giustizia). Scrisse innumerevoli album di successo, ma fu autore anche di splendide canzoni anche per celebri artisti, tra cui: Mina, Mia Martini, Tiromancino, Ornella Vanoni, Peppino di Capri, Bruno Martino, Edoardo Vianello, Vilma Goich, Caterina Caselli... Come scrittore invece pubblicò oltre sia prosa che poesie: Ti perdo (Diario di un uomo da strada), Il cuore nel sesso, Sesso e sentimento, Calisutra e Senza Manette.




Quest’ultima opera letteraria, edita dalla Mondadori e curata solo nella prefazione da Pierluigi Diaco, descrive “in toto”Franco Califano, in un racconto autobiografico, romantico, cinico, a metà tra l'idealismo ed il materialismo. Tante sono le tematiche trattate: sesso, rapporti sentimentali, vizi e musica. Nel libro emerge tutta la carica emotiva di uomo del popolo, nato a Roma, cresciuto in vari collegi e poi scappato da casa (dopo la morte del padre). Tanti sono le difficoltà che Califano si trova ad affrontare nel corso della sua vita, tra cui problemi gravi di salute e, a causa delle sue cattive compagnie, per ben due volte anche la detenzione carceraria. Schietto e amante delle donne, grazie alle sue canzoni (e adesso anche con i suoi libri) il ''Califfo'' è riuscito a conquistare un ruolo importante non solo per il pubblico che lo ha seguito negli anni del suo boom, ma anche per le giovani generazioni, che lo hanno eletto a loro “Maestro”.




Intervista
   
-Maestro Califano, com'è nata l'idea di scrivere il suo nuovo libro, “Senza manette”?

Franco Califano: E’ nata dall’esigenza di scrivere un libro serio dopo tanti miei libri che parlavano prevalentemente di sesso, come il mio penultimo libro, “Calisutra”. Ci lavoro da tanti anni a questo libro, l’ho visto e rivisto varie volte nel tempo perché quando scrivi un qualcosa nel presente e poi la rileggi dopo qualche anno le sensazioni e le emozioni che provi sono diverse…


-Il giornalista che ha collaborato con lei per scrivere il libro, Pierluigi Diaco, quali spunti le ha dato per i suoi argomenti?

F.C.: Pierluigi ha collaborato con me solo nella parte finale del libro, nella
quale ho riportato un’intervista che mi ha fatto lui poco tempo fa.


-Il libro parla di temi seri, quali l’amore, la povertà, la felicità e anche di problemi personali che le hanno segnato la vita. Ha dedicato un intero paragrafo alla Sicilia, parlando del suo amore per una ragazza siciliana, che si chiama Tonia. Vuole dirci cos’è che l’ha colpita di lei e in generale della Sicilia?

F.C.: A Tonia non ero legato da un profondo amore, ma mi ha colpito da subito la sua dolcezza, timidezza, era una ragazza un po’ sprovveduta alla quale io credo di aver insegnato molte cose… Alla Sicilia in particolare sono molto legato, mi è sempre piaciuta molto, ci sono stato molte volte e ci tornerei volentieri. Sono stato a Palermo, dove ha sede un mio fan club, ma anche in altre città siciliane…la Sicilia è bella soprattutto per la sua storia e per le sue tradizioni.


-In questi anni lei ha scritto tantissime canzoni e anche vari libri. Diciamo che questo è il suo primo libro serio, la sua prima autobiografia. In futuro proseguirà ancora nella sua carriera di scrittore?

F.C.: Si, sono pronto a scrivere un altro libro, credo di avere ancora tante cose da dire…


-Dopo aver fatto il cantautore, l’attore e lo scrittore e dopo aver preso una Laurea ad honorem in Filosofia, quale altra esperienza non ha mai fatto e le piacerebbe fare?

F.C.: Mi sono piaciute tutte le esperienze artistiche che ho fatto sinora…  Mi è piaciuto ad esempio recitare, non ho mai fatto il regista ma non mi piacerebbe farlo… Per un periodo ho fatto il pittore, dipingevo quadri e me la cavavo bene, ero portato, però non ho avuto il tempo per coltivare questa mia attitudine.


-Quali sono i suoi progetti per il futuro?

F.C.: Vorrei continuare a scrivere sia libri che canzoni e fare altre tournée, magari in Sicilia…

(24/03/2013)

Adele Consolo

Intervista a Eugenio Finardi

Eugenio Finardi: il suo amore per la musica... e per la famiglia




L’artista poliedrico Eugenio Finardi (cantante, autore, chitarrista e pianista) è nato a Milano il 16 luglio 1952. Cresciuto in una famiglia di artisti (la madre cantante lirica americana, il padre tecnico del suono), fin da bambino mostra uno spiccato talento per la musica, tanto che a 9 anni incide il suo primo album “Palloncino rosso fuoco”. A 11 anni partecipa all’incisione di due raccolte (una di canzoni natalizie e un’altra di brani della tradizione americana), poi negli anni ’60 inizia a farsi strada insieme ad artisti comeAlberto Camerini e Walter Calloni. Con loro forma la band “Il Pacco” e con loro si esibisce nel nord Italia (in particolare al locale Carta Vetrana, che all’epoca ospitava i migliori musicisti dell’area milanese). Nei primi anni ’70 Finardi entra in contatto conClaudio Rocchi e gli Stormy Six e collabora come musicista con molti gruppi famosi, facendosi contemporaneamente notare anche come cantante (ad esempio col gruppo “Il Pacco” si esibisce con successo al Festival di Re Nudo a Zerbo). Nel 1972 firma il suo primo contratto con la casa discografica Numero Uno (fondata da Battisti Mogol), dove tra l’altro “milita” anche Demetrio Stratos. Nel 1973 pubblica un 45 giri con due brani in inglese: “Hard Rock Honey” e “Spacey Stacey” (che presenta anche sul palco del primo Festival del Parco Lambro). Quando lo stesso Demetrio Stratos fonda poi la band “Area” e passa alla Cramps (di Gianni Sassi), vuole con sé anche Eugenio: con questa etichetta infatti realizzerà nel 1975 il suo primo album in puro stile rock italiano, intitolato “Non gettare alcun oggetto dai finestrini”, seguito da varie tournèe di successo, tra le quali ricordiamo la prima, nella quale servì da supporto al grande Fabrizio De Andrè. L’anno seguente incide l’album “Sugo”, che lo porterà al successo, soprattutto con la canzone “Musica ribelle”, per poi cedere il passo a “Diesel” (entrambi in stile rock combattivo e allo stesso tempo impegnato). Alla ricerca di nuove sonorità, inizia ad abbracciare anche altri stili musicali (come il jazz e la fusion, il funky e la musica nera), e così il 1978 per lui sarà un anno di cambiamenti, il più importante dei quali è la collaborazione con il gruppo “Crisalide”, che contribuisce alla realizzazione del suo nuovo album, “Blitz” (che contiene “Extraterrestre” e “Roccando Rollando”). Si trasferisce poi a Carimate, per lavorare in un suo studio di registrazione, che raccoglierà molti musicisti italiani dell’epoca. Nel 1981, dopo una breve permanenza a Londra, realizza l’album “Finardi” e poi nel 1982 pubblica l’album in inglese “Secret Streets”. Nello stesso anno diventa padre di Elettra (nata con la sindrome di Down), che ispirerà molte canzoni di“Dal Blu” (un’album nato nel 1983, che manifesta un’esplorazione di sentimenti e di dolcezza). Negli anni seguenti inciderà una serie di dischi memorabili: nel 1984 il live“Strade”, nel 1985 “Colpi di Fulmine”, nel 1987 “Dolce Italia”, nel 1989 “Il Vento di Elora”, nel 1990 “La Forza dell’amore” (disco che segna la fine della collaborazione con la Fonit Cetra e l’inizio di quella con la Wea), nel 1991 “Millennio” (un disco intenso e profondo, che darà il nome al nuovo tour del 1992) e nel 1993 “Acustica”, aprendo con la canzone “Le donne di Atene”, dove traduce un meraviglioso pezzo di Chico Buarque de Hollanda, interpretazione che lo porterà poi ad incidere (per il Club Tenco) due brani diVladimir Vysotsky, che verranno pubblicati nel CD “Il volo di Volodja” (l’anno seguente invece uscirà “Lo sai”, traduzione di “Ya ves” di Pablo Milanes, inserita nell’album“Omaggio”). In questo periodo di profonda ricerca musicale e personale Eugenio incide, in trio, una intensa e vibrante versione de “I giardini di Marzo” di Lucio Battisti, pubblicata nella raccolta “Innocenti evasioni”. Nei primi mesi del ’96 Finardi è a New York negli studi Power Station per incidere “Occhi” (con alcuni tra i session men più quotati della grande mela): prodotto insieme a Mino Cinelu, è un album ricco di ballate struggenti, tra le quali spiccano “Con questi occhi”, “Un uomo” e “Uno di noi” (cover di “One of us” di Joan Osborne). Nel 1998 esce “Accadueo”, poi nel 2001, in chiusura di contratto, la Wea pubblica la compilation “La forza dell’amore 2″ ed Eugenio entra a far parte dell’etichetta Edel. Nel 2001 partecipa ad una tournée di Fado (la tradizionale musica portoghese), dando vita a un nuovo tour e all’album “O Fado”. All’inizio del 2002 Eugenio collabora (sotto la direzione di Vittorio Cosma) con una squadra di giovani talenti, per registrare “Cinquantanni” e in seguito, con l’avvento del nuovo millennio, Finardi decide di partecipare a un progetto artistico (coadiuvato da Cosma e Porciello) che consisteva nel creare uno spettacolo di musica sacra, battezzato col nome “Il Silenzio e lo Spirito” (che in seguito registrerà su supporto CD e DVD (prima di portarlo di nuovo in tour per l’Avvento 2003). Ma l’ammirazione nei confronti dell’estro creativo di Vladimir Vysotsky non lo abbandona, tanto da indurre Eugenio a omaggiare nuovamente il grande maestro con un intero album di reinterpretazioni, intitolato “Il cantante al microfono”. Si tratta di undici brani, eseguiti con l’ensemble di musica classico-contemporanea Sentieri Selvaggi, sotto la direzione di Carlo Boccadoro (per la casa discografica Velut Luna/Egea). L’artista russo Vysotsky conosciuto soprattutto come attore (di cinema, teatro e tv), fu anchepoetacantautore (scrisse oltre cinquecento canzoni) e musicista (amava suonare la chitarra russa a sette corde). Fu boicottato e censurato in ogni modo possibile dal Regime Sovietico per i contenuti scomodi dei suoi testi, per l’acume critico e la sua graffiante ironia (che ne fecero invece un personaggio amatissimo dal popolo), per poi morire prematuramente, a causa di un attacco cardiaco, all’età di 42 anni.
Intervista:



A.C.: Eugenio, parlami della tua infanzia… Quando hai capito che in te bruciava il sacro fuoco dell’arte?
Eugenio Finardi: Beh, in realtà io sono figlio di una cantante lirica e di un tecnico del suono, per cui è abbastanza naturale che io sia entrato in questa attività, nel mondo dell’arte insomma… Poi anche mia zia era una concertista di pianoforte, mio zio era violinista…
A.C.: Ma il tuo primo vero approccio con la musica qual è stato? A quale genere ti sei avvicinato musicalmente all’inizio?

E.F.: All’inizio sono nato nella musica classica: dato che mia madre era una cantante lirica mi sono appassionato a questo genere. Poi a 13 anni ho scoperto il blues, che è diventato il mio grande amore musicale e la mia passione.

A.C.: Oltre al tuo grande amore per la musica cos’altro ti appassiona? Quali sono i tuoi hobbies?

E.F.: Beh, in generale amo la montagna, il mare, le immersioni subacque…

A.C.: E invece per quanto riguarda il mondo del cinema e della tv, cosa ti appassiona?

E.F.: Adoro le serie televisive, come ad esempio “I soprano”, “Dottor House”, “C.S.I.”.Amo molto le fiction, ma solo quella americane, non ho mai guardato nessuna fiction italiana! Per quanto riguarda il cinema, vedo solo film per bambini da otto anni, perché ho una figlia piccola… Non vado mai al cinema! L’ultimo grande film per bambini che ho visto era “Cat week”, che è un film davvero straordinario.

A.C.: Quali esperienze artistiche non hai ancora fatto e ti piacerebbe fare?

E.F.: Mi piacerebbe recitare in un film, perché ho già recitato da attore su un palco…ho da poco esordito con la mia prima opera teatrale, che s’intitola “Suono”. Abbiamo esordito al Teatro Filodrammatici di Milano (dal 21 febbraio al 2 marzo) e andremo in tournèe l’anno prossimo.
A.C.: Dopo 30 anni di carriera come cantante, cimentarti per la prima volta come attore nello spettacolo “Suono” che effetto ti ha fatto?

E.F.: Per me è stato un duplice ritorno al passato: ho studiato teatro alla Tufts University di Boston prima di firmare il mio primo contratto discografico e poi mia madre era una cantante lirica, quindi il teatro mi ricorda in qualche modo mia madre. Al Teatro Filodrammatici ci si sente un pò come a casa…è un posto molto accogliente… Lo spettacolo non è stato innovativo, perché ho cercato di seguire come modello il cosiddetto“Teatro-canzone” del Signor G. (il grande cantautore milanese Giorgio Gaber). Lo spettacolo è durato due ore, era diviso in due tempi ed ha visto in scena una miscela di musica e di parola. Infatti, oltre a cantare molte canzoni del mio repertorio (“Musica Ribelle”, “Un uomo” ed “Extraterrestre”), ci sono stati momenti autobiografici, nei quali ho raccontato alcune mie esperienze di vita, come il mio viaggio in Sudan, nel 1998, conMedici senza Frontiere. A condire il tutto nel corso della serata ci sono state anche alcune video-proiezioni (degli artisti Masbedo e Giuseppe Romano) e l’accompagnamento musicale di un’orchestra.



A.C.: Quali artisti ammiri tu che sei un artista? Intendo dire quali sono i tuoi gruppi preferiti?



E.F.: Mi piace molto Ben Harper, a parte tutti i classici miei coetanei. In genere non ascolto musica italiana, però dei cantanti italiani mi piacciono Samuele Bersani, Carmen Consoli ed Elisa.



A.C.: Sei religioso?



E.F.: Sono completamente non credente, figlio di non credenti, anche se comunque sono spirituale, e cioè credo che esista una spiritualità che è umana, cioè dell’uomo, e credo che la religione ne sia una semplificazione.



A.C.: C’è un difetto che proprio non sopporti in chi ti circonda?



E.F.: Non sopporto la sciatteria, applicata in vari campi, sia in quello morale che in quello lavorativo: mi danno fastidio le cose fatte male…ad esempio quando vai al bar e trovi l’alone della tazzina sul bancone! Io sono piuttosto perfezionista, amo le cose fatte bene… Invece nel modo di vestire ci faccio meno caso, perché non sono uno che bada molto all’immagine.



A.C.: C’è un amore che ha segnato la tua vita e al quale hai dedicato qualche canzone?



E.F.: Direi che le canzoni che ho dedicato di più a qualcuno sono quelle per i miei figli, che sono tre e si chiamano Elettra, Emanuele e FrancescaElettra (nata con la sindrome di Down), in passato ha ispirato molte mie canzoni dell’album “Dal Blu” (uscito nel 1983, che manifesta un’esplorazione di sentimenti e di dolcezza).



A.C.: Chi ti ha sostenuto in questi anni e ti è stato accanto oltre ai tuoi fans?



E.F.: In realtà io ho solo uno sparuto gruppo di fans, sono sempre stato un po’ un outsider nell’industria musicale italiana, non vado spesso in tv, quindi non appartengo a nessuna cordata, a nessun gruppo… Quindi il più grande sostegno per me in questi anni credo che sia stata la mia compagna, Patrizia.



Per maggiori info si possono consultare i seguenti siti:www.myspace.com/eugeniofinardiwww.eugeniofinardi.it


(26/11/2009)
Adele Consolo

Intervista a Luigi Maria Burruano

Viaggio nel tempo con Luigi Maria Burruano





TINDARI (ME)- Al teatro greco di Tindari, in occasione della rassegna “Viaggio nel tempo”, il 18 e il 19 luglio ci sono stati due giorni di sfilate in abiti romani, cerimonie sacre, musica, danze e una rappresentazione teatrale intitolata “Heroes”, per la regia di Nicola Calì. L’opera ha visto come protagonisti vari attori, tra i quali spiccano Anna Galiena e Luigi Maria Burruano. Nato a Palermo nel 1948 da una famiglia borghese, Burruano, all’inizio degli anni ’70 ha cominciato a recitare, dedicandosi al cabaret e al teatro dialettale in lingua siciliana, poi è diventato celebre con lo spettacolo teatrale “La coltellata”, scritta di suo pugno, che ha proposto per la prima volta in un teatro palermitano una scena di nudo femminile. La sua carriera teatrale lo porta sui palcoscenici di teatri stabili di tutta Italia (spesso in coppia con Tony Sperandeo e Giovanni Alamia, due attori e musicisti del quartiere di “Boscogrande”. A seguire, nel 1970 avviene il suo esordio al cinema  con “L’amore coniugale” di Dacia Maraini, anche se il teatro rimane sempre la sua occupazione principale  e tra le varie opere teatrali ricordiamo anche: “I giganti della montagna”“Coriolano”, “La saga del signore della nave”, “Il giardino d’inverno”, “Pulcinella”, “Studio per una finestra”, “Ohi Bambulè”, “L’aquila deve volare”, “Rudens”, “Sticus”, “Palermo, oh cara”. Nel 1985, sul grande schermo, Burruano ha avuto una piccola parte in “Pizza connection” di Damiano Damiani.




Inoltre Burruano in questi anni ha recitato in vari film di successo per la tv: “Mery per sempre” (1989) e “Ragazzi fuori” (1990) di Marco Risi, nel 1999 in “Turbo” (per la regia di Antonio Bonifacio), nel 2001 in “L’attentatuni” (regia di Claudio Bonivento), nel 2004 in“Paolo Borsellino” (regia di Gianluca Maria Lavarelli), nel 2005 in “Mio figlio” (regia di Luciano Odorisio), nel 2005 in “Il giudice Mastrangelo” (regia di Enrico Oldoini), nel 2006 in“L’onore e il rispetto” (regia di Salvatore Samperi), nel 2006 in “R.I.S. 2-Delitti Imperfetti”(regia di Alexis Sweet) e nel 2007 in “Il giudice Mastrangelo 2″ (per la regia di Enrico Oldoini). Dal 1992, nel frattempo, è tornato al cinema con: “Nel continente nero” (di Marco Risi, del 1992), “La discesa di Aclà a Floristella” (per la regia di Aurelio Grimaldi, sempre del 1992), “La scorta” di Ricky Tognazzi (1993), “Quattro bravi ragazzi” (1993) di Claudio Camarca, “Le buttane” di Aurelio Grimaldi (1994), “L’uomo delle stelle” di Giuseppe Tornatore (1995), “Luna e l’altra” di Maurizio Nichetti (1996), “Italiani” di Maurizio Ponzi (1996), “Il figlio di Bakunin” di Gianfranco Cabiddu (1997), “Oltremare-non è l’America” di Nello Correale (1998), “Sotto la luna” di Franco Bernini (1998), “Amore a prima vista” di Vincenzo Salemme (1999), “La fame e la sete” di Antonio Albanese (1999), “Cuore scatenato” di Gianluca Sodaro (2000), “I cento passi” di Marco Tullio Giordana (2000),“Benzina” di Monica Stambrini (2001), “Nati stanchi” di Dominick Tambasco (2001),“Ginostra” di Manuel Pradal (2002). Poi recita in “Nowhere” di Luis Sepulveda (2002),“Miracolo a Palermo” di Beppe Cino (2003), “Il ritorno di Cagliostro” di Daniele Ciprì e Franco Maresco (2003), “Quo vadis, baby?” di Gabriele Salvatores (2005), “Eccezzziunale veramente capitolo secondo…me” di Carlo Vanzina (2005). Nell’autunno 2006 ottiene una grande popolarità con le fiction-tv “L’Onore e il Rispetto”, per la regia di Salvatore Samperi e“Raccontami”, dove recita insieme a Massimo Ghini. Nel novembre 2007 esce nelle sale cinematografiche il film “Milano-Palermo- il ritorno”, dove recita con Raoul Bova e Giancarlo Giannini (per la regia di Claudio Fragasso). Per una serie di film Burruano ha ricevuto vari premi, tra i quali ricordiamo: nel 2000 Premio Saint Vincent-Grolle d’Oro e Premio Grolla d’Oro come Miglior Attore (per “I Cento Passi”) e nel 2003 (al Vivilcinema Film D’Essai dell’Anno) il Premio FICE come Migliore attore (per “Il Ritorno di Cagliostro” e per “Liberi”). Nel 2004, al Bellaria Film Festival, ha ricevuto un Premio come Migliore Attore Casa Rossa (per “Il Ritorno di Cagliostro”) ed ha anche avuto una Nomination ai Nastri d’Argento come Migliore Attore non protagonista (per il film “Liberi”).



Intervista:

Adele Consolo: Signor Burruano, lei ha un cognome molto particolare, da dove trae origine?
Luigi Maria Burruano: Io sono originario di Palermo, precisamente di Mondello, dove la mia famiglia era molto conosciuta: mio padre era uno stimato medico e aveva anche una cattedra come professore universitario. Comunque credo che il mio cognome abbia origine dagli Arabi, e questo mi riempie di orgoglio, perchè la loro dominazione in Sicilia ha portato tante cose positive, come la conoscenza dei numeri, dell’alfabeto, ecc…
A.C.:Lei ha ricevuto tanti premi per film importanti, come “I cento passi”, “Liberi” e “Il ritorno di Cagliostro”. Oltre alla capacità d’interpretazione e alla passione per la recitazione, secondo lei, un bravo attore, quali qualità deve avere?
L.M.B.: Ad esempio io ho la fortuna di avere una buona memoria e questo serve molto nel mio mestiere, anche se a volte può capitare anche a un bravo attore, specie al teatro, di incartarsi con una frase, con una battuta, che non si riesce a fare propria e a quel punto si deve scegliere se cambiarla o rimanere zitti… Pensi che a me anni fa, al Teatro Sistina di Roma, è capitata una situazione simile: ho preso parte a una commedia musicale, il“Rinaldo in campo”nella quale erano compresi dei balli, un’orchestra che suonava, poi l’esibizione canora di Massimo Ranieri e a me toccava fare il ruolo di tramite fra tutti loro… Dovevo praticamente pronunciare qualche frase semplice, fare un breve discorso introduttivo, ma ogni volta, non so perché, mi dimenticavo la battuta, e tutti cominciavano a fissarmi, nell’imbarazzo generale…
A.C.: Lei ha iniziato a recitare a teatro col cabaret negli anni ’70 insieme all’attore Tony Sperandeo?
L.M.B.: Si, io ho fatto tanti spettacoli con Tony Sperandeo, ma ho iniziato a recitare al teatro ancor prima di lavorare con lui…
A.C.: Dopo tanti anni di carriera e di successi, se lei avesse la possibilità di tornare indietro nel tempo e cambiare il corso della sua vita, rifarebbe le stesse cose?
L.M.B.: Assolutamente no, io nella mia vita ho fatto tante cose positive, ma anche degli errori… Per quanto riguarda la mia carriera non ho rimpianti, ma nella mia sfera personale ci sono tante scelte che ho fatto che se tornassi indietro non rifarei… Capita a tutti di attraversare momenti difficili e di fare scelte sbagliate, io ho anche vissuto dei drammi nella mi vita, ma l’importante è imparare dai propri errori e andare avanti…e “finchè la pietra rotola facciamola rotolare”! Vale sempre la pena di vivere, anche se si vive di un ricordo ferito… La vita è la cosa più bella e insopportabile allo stesso tempo: è bella se si assaporano le piccole cose, come la compagnia di un amico, o come svegliarsi la mattina e vedere il sole splendere nel cielo… Io non sono credente, ho una mia religiosità che è pagana, ma vado spesso in chiesa e quando entro mi faccio anche il segno della croce…
A.C.: Per il suo futuro preferirebbe avere qualche applauso in più o qualche soldo in tasca in più?
L.M.B.: I successi nel lavoro li ho avuti, quindi adesso preferirei avere qualche soldo in più, che non guasta mai… Del vivere solo per l’arte i Romantici e i Bohemienne ne hanno già scritto tanto… Nella situazione di decadenza in tutti i settori in cui viviamo oggi bisogna stare coi piedi per terra…ma spero che ci saranno tempi migliori! Ci sono due detti palermitani in proposito, che dicono che “A povertà non è vergogna, ma mancu preju (e cioè piacere, soddisfazione), e poi “U picca abbaista, ma u ’cchiu assai eni miegghiu!”
A.C.: Nel mondo dello spettacolo una persona schietta e sincera come lei si è inserita facilmente? Come si è trovato nel rapportarsi ai registi, ai produttori e ai colleghi di lavoro?
L.M.B.: Io mi sono sempre trovato bene con tutti, perché so come comportarmi a seconda di chi ho davanti, rimanendo sempre me stesso, senza bisogno di fingere. Ho avuto la fortuna di conoscere produttori come il vecchio Cecchi Gori e registi importanti comeTornatore, ma anche come i Vanzina… Il problema del teatro è che purtroppo non ci sono più i bravi autori come Pirandello Flaiano…e nel cinema invece non ci sono più i mecenati di una volta. Con i colleghi non ho mai sentito la competizione, perché essendo un attore, e cioè un interprete e non un vigile urbano non credo di avere “colleghi”, ma compagni di lavoro… L’unico vero problema che ho avuto nel mio mestiere è stato quello di farmi male nell’ultimo film nel quale ho preso parte, tanto da rompermi qualche costola…e ancora devo farmi due punture al giorno per farmi passare il dolore. Ma continuo lo stesso a lavorare nonostante tutto…
A.C.: La tragedia “Heroes” di Nicola Calì, che è stata rappresentata recentemente al Tindari e dove lei è stato uno dei protagonisti, parla degli Dei e principalmente del mito di Castore e Polluce. Ci sono varie storie che si intrecciano e molti personaggi, tormentati dalla paura della morte, ma alla fine una speranza c’è per loro?
L.M.B.: Si, alla fine i personaggi capiscono che per vivere non bisogna avere troppa paura del tempo e della morte, ma bisogna conservare la speranza nel futuro, credendo in qualcosa, e cioè in una divinità, in qualcuno oppure in qualcosa…
A.C.: Oltre all’amore per la recitazione, che cos’altro la appassiona?
L.M.B.: Mi è sempre piaciuto molto scrivere: ho scritto molti dei copioni che poi ho interpretato al teatro in questi anni e, da qualche tempo a questa parte, ho iniziato anche a scrivere per me stesso… Il genere che amo di più è la poesia, più che la letteratura…
A.C.: Quali sono i suoi progetti per il futuro?
L.M.B.: Beh, dopo tanti anni di teatro, negli ultimi tempi mi sono affezionato di più al cinema, ma anche alle fiction-tv. Ad esempio sarò nel nuovo film di Tornatore, “Baarìa”, che è stato ambientato in Sicilia e in Tunisia. Per la tv sarò in “Il sangue dei vinti”, per la regia di Michele Soavi, al fianco di Michele Placido e nella seconda serie del film “Mio figlio” (che aveva come protagonista Lando Buzzanca) e che si chiamerà “Il Commissario Vivaldi”, per la Rai. Insomma prossimamente usciranno almeno tre film per la tv in cui io sarò uno dei protagonisti, tra cui anche la seconda serie di “L’onore e il rispetto”.
Per altre info consultare il sito http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Maria_Burruano

(26/11/2009)
Adele Consolo

Intervista a Francesco Benigno

A 20 anni dal suo debutto... Francesco Benigno ci racconta tutto!




Dodicesimo di tredici figli, Francesco Benigno vive la sua infanzia già da adulto per necessità e abbandona presto gli studi per lavorare con il padre al mercato ortofrutticolo di Palermo. Il debutto nel mondo del cinema avviene per caso: accompagna un suo caro amico ad un provino per il film “Mery per sempre” (1989), dove viene notato dal regista Marco Risi, che gli chiede di recitare alcune battute, decidendo poi di inserirlo nel cast del film. Inizialmente il regista gli assegna la parte di Pietro, che poi però andò invece a Claudio Amendola, e così toccò a lui interpretare la parte di Natale. Interpreterà così il personaggio di Natale, ruolo ricoperto anche nel sequel del film,“Ragazzi  fuori” (1990). Dopo l’inaspettato successo degli esordi, determinato a trovare spazio nel mondo dello spettacolo, si trasferisce a Roma, faticando in un primo momento a slegarsi dal personaggio del “siciliano”. Finalmente con il tempo arriva qualche parte, in film di discreta rilevanza: “Vacanze di Natale ’91” (1991), “Ultimo Respiro” (1992), “Anni ’90”(1992), “Anni ’90 parte II” (1993) e “Palermo-Milano,  solo andata” (1995). Dopo una parentesi teatrale (con due opere risalenti al 1992 e al 1994), parallelamente alla carriera cinematografica si è sviluppata per l’attore quella televisiva, predominante di recente, con numero di gettoni di presenza in svariate serie di fiction (“Un Posto al Sole”“La Squadra”) e Film TV (“La Piovra 7”, i vari “Ultimo”“Ultimo 2, la sfida”“Ultimo 3, l’infiltrato” e “Donne di Mafia”). Inoltre Francesco è molto legato alla sua splendida famiglia: è padre di due figli, Giuseppe (avuto dal primo matrimonio) e Manuel (l’ultimo), e per completare il quadro la sua compagna Sonia, da tanti anni ormai al suo fianco. Sensibile ai temi sociali e dell’infanzia, nel 2008 ha aderito, insieme ad altri volti noti del mondo dello spettacolo e dell’arte, alla campagna “Giù le mani dai bambini” (contro la somministrazione disinvolta di psicofarmaci ai minori). Nel 2005 Benigno ha partecipato alla seconda edizione del Reality-show La fattoria (condotto da Barbara D’Urso e andato in onda su Canale 5). Oltre all’attività di attore, comunque, Francesco svolge anche quella di cantante, incidendo alcuni cd musicali, cantando in dialetto napoletano. Nel 2007 partecipa insieme ad altri attori di“Mery per sempre” al videoclip della canzone “Pensa” di Fabrizio Moro, vincitore di Sanremo giovani (il video è stato diretto da Marco Risi). Nel 2008 partecipa come regista e vince il Grifone D’argento al Giffoni Film Festival nella sezione “Trouble gaze” come Miglior Cortometraggio, che racconta gli anni della sua infanzia, dalla morte della madre alla sua fuga da casa. Altre a questo importante premio, molti sono stati in questi anni i riconoscimenti conferiti a Francesco Benigno: “Efebo D’oro” per il film “Mery per sempre”(1988), “Ciak d’oro” come migliore Attore in “Ragazzi fuori” al Festival Venezia 1990, “Premio Piper” (1990), come Miglior attore in “Ragazzi fuori”, “Chiave D’oro Chianciano Terme” per il film “Anni 90”, “Premio Pasquino D’oro” a Roma (2001) , “Torre D’argento” come Migliore attore di fiction TV (2002), “Premio Aragonese” (2005), Leone D’argento” (2008), come Miglior siciliano che si è distinto nel mondo.




Intervista:

Adele Consolo: Francesco, come tutti sanno, tu sei originario di Palermo… con la tua famiglia vivi ancora in Sicilia? O ti sei trasferito definitivamente a Roma?

Francesco Benigno: Si, io sono di Palermo, ma ormai da 20 anni vivo a Roma. Nella Capitale vivo con la mia attuale compagna, con cui stiamo insieme dal ’92 e spero che lei diventi presto mia moglie… Sono padre di due figli… e vengo già da un precedente matrimonio.

A.C.: Quest’anno cadrà il 20ennale della tua carriera… sono passati 20 anni dal tuo esordio nel cinema… ti senti di fare un bilancio della tua carriera?

F.B.: Si, posso fare un bilancio positivo, se ripenso da dove sono partito, dalle mie origini modeste… pensando che alla mia giovane età mi ritrovo già alle spalle ben 39 film, importanti e che mi hanno procurato anche molti riconoscimenti!… Posso dire di essere contento ed orgoglioso di quello che sono riuscito a fare… e la cosa più assurda è che io ricevo spesso premi anche quando non lavoro! Perché in fondo, rispetto a tanti altri, io in tv o sui giornali appaio veramente poco! Eppure ancora adesso, a distanza di anni, su facebook mi fanno ancora tanti complimenti per i miei primi film… perché ad esempio“Mery per sempre” e “Ragazzi fuori”, sono film che sono stati seguiti da ben tre generazioni, diventando dei veri e propri cult!

A.C.: Com’è iniziata la tua carriera? Il tuo sogno di bambino era quello di fare l’attore?

F.B.: No, da bambino non ci pensavo assolutamente… E’ successo che in occasione dei provini di “Mery per sempre” ho accompagnato un mio amico, che aveva già fatto una specie d’incontro e che doveva essere rivisto… mi chiese un passaggio e io lo accompagnai col motorino. E lì, tra un provino e l’altro, messo in un angolo ad osservare ciò che accadeva, ho notato il regista Marco Risi che mi osservava con insistenza… e lì pensai, data la mia giovane età: “Ma perché continua a fissarmi così? Secondo me o è gay oppure è matto!…” Poi ha approfittato della mia distrazione di un attimo e me lo sono trovato davanti, chiedendomi cosa ci facessi io là… io dissi che avevo accompagnato il mio amico Stefano, e lui mi rispose: “Ma scusa, visto che sei qua, ti andrebbe di farlo anche tu questo provino?” Insomma… mi hanno dato un paio di pagine, ho fatto una serie di prove di memoria e dopo un po’ sono ritornato dentro l’ufficio, ho fatto il mio provino, mi hanno ripreso con la telecamera, dopo di ché è arrivata una prima telefonata… poi però per questo film all’inizio ci sono stati una serie di problemi, non si sapeva se il progetto potesse andare in porto perché non c’erano i soldi per farlo e non si sapeva se lo facesse Michele Placido o no… Ma per fortuna poi è andata bene ed ha avuto un grande successo, insieme al film “Ragazzi fuori”.

A.C.: A cosa pensi che sia dovuto il grande successo di questi due film?

F.B.: L’argomento era molto interessante, considerando il periodo in cui è stato girato, perché era un periodo (gli anni ’80 e ’90) in cui a Palermo era molto conosciuta per omicidi di mafia… erano anni caldi, anche per quanto riguardava la criminalità organizzata… Entrambi i film trattavano di storie veramente vissute da me e dai miei coetanei… i copioni praticamente erano frutto di interviste che c’erano state fatte ai tempi… Ad esempio la morte del ragazzo soprannominato nel film “King Kong” s’ispirava a un fatto realmente accaduto: un mio carissimo amico, un giorno, dopo aver compiuto un furto, si mise a correre, a fuggire in motorino, e venne raggiunto da un poliziotto, che con ferocia, senza pensarci due volte, gli sparò e gli tolse la vita.

A.C.: Nel 2008 hai avuto un grande successo col tuo ultimo cortometraggio (di cui hai curato anche la regia), che s’intitola “Benigno”, e che ti ha fatto vincere un premio al Giffoni Film Festival… si tratta di una storia autobiografica?

F.B.: Si, parla un po’ della mia storia, in circa 20 minuti di cortometraggio… Io lasciai casa per la prima volta a 11 anni, mia mamma l’ho persa quando ne avevo 9 (morì nel ’76) ed ero dodicesimo di 13 figli. Prima che nascessi io c’erano già 11 figli, con i quali ci differenziamo tutti di circa 1 anno… e all’epoca, sai, non è che era facile portare avanti una famiglia così numerosa… comunque tra noi fratelli ancora adesso siamo molto legati, anche se ormai siamo grandi e ognuno ha preso la sua strada… Bene o male a turno da bambini ci siamo stati quasi tutti in collegio, soprattutto gli ultimi tre figli, io, Maurizio e Gaetano. Io ho vissuto dai 3 anni in poi, tutta la mia infanzia, sino agli 11 anni circa, tra un collegio d’inverno e la colonia d’estate… di collegi ne ho girati tanti (San Martino dalle Scale, Bocca di Falco, Montagnola, Santa Flavia, Bagheria…), mi ci sono trovato tutto sommato bene, non avevo altre alternative, ma di certo ho sofferto per la mancanza della mia famiglia… Io e i miei fratelli ci siamo dovuti adattare a quello che la vita ci offriva… ma le difficoltà che abbiamo affrontato poi ci hanno rafforzato… mi è mancata solo la costruzione di un’educazione, e cioè di una cultura… e dire che io fino alla quinta elementare tra gli alunni ero uno dei migliori, mi impegnavo e promettevo bene! Purtroppo non ho potuto poi continuare, non ne ho avuto la possibilità, e questo mi è dispiaciuto molto… Ho pochissimi ricordi di quel periodo che riguardano momenti trascorsi insieme ai miei cari… ho solo qualche piccola immagine e me la conservo con cura.

A.C.: Nel tuo ultimo cortometraggio ha fatto un ruolo anche tuo figlio… per lui è stato solo un gioco oppure sogna da grande di poter seguire le tue orme?

F.B.: Si, io ho scritto una storia che parla di me, della mia infanzia sino a quando ho compiuto 21 anni… Nel film mio figlio Manuel, che ha adesso 9 anni, ha fatto la parte di me quando avevo 9 anni… vincendo anche un premio nella categoria Eventi, al Festival dello Stretto di Messina… Come esperienza diciamo che per lui è stato un gioco, si è divertito molto con papà a recitare. Comunque, a parte qualche provino per qualche pubblicità ogni tanto o qualche cosa che non incida con lo studio, al momento lui pensa ad altro, ha altre ambizioni… e io sono molto contento se lui può avere quello che non ho potuto avere io… una buona istruzione! E anche la mia compagna a riguardo la pensa come me… Comunque questo corto mi sta andando ancora tante soddisfazioni, perché sono stato chiamato a partecipare ai Festival di tutto il mondo, ad esempio in Svezia, in Albania, in Australia, a Toronto e persino in India…

A.C.: Tua madre l’hai persa che eri molto giovane, che rapporto avevi invece con tuo padre?

F.B.: I miei fratelli più grandi a un certo punto si sono sposati o sono andati per la loro strada e poi siamo rimasti in 4 fratelli a vivere con mio padre… Mio padre aveva un negozio di frutta, lo gestiva insieme a tanti altri soci e io gli davo spesso una mano. Lui era un buon padre, però aveva anche il vizio del gioco… per me diciamo che era come un eroe, a Palermo lo conoscevano tutti come “l’americano”, perché a carte vinceva quasi sempre. Giocando ha guadagnato un sacco di soldi, si è comprato pure tre case, macchine, un villino a Carini! Però spesso chi è vincente nella vita poi quelle poche volte che perde va in crisi… e lì nascevano le tensioni, delle discussioni di rivalsa all’interno delle mura domestiche… che non era facile riuscire a risolvere… Insomma mio padre alternava punte di paternità, di grande istinto paterno, a massime dimostrazioni di egoismo… certo è che davanti a questa situazione che si era creata io a 11 anni circa decisi per la prima volta di scappare di casa… Poi sono stato ripreso dai miei fratelli, che mi hanno riportato a casa… e quella però è stata l’unica volta che i miei sono venuti a cercarmi dopo una mia fuga… Poi ho vissuto per circa 10 anni un po’ da vagabondo e non è stato facile per me, in una città difficile come Palermo.

A.C.: Nel mondo dello spettacolo secondo te ci sono pregiudizi nei confronti degli artisti siciliani? Pensi che il fatto di essere siciliano faccia sì che i registi o chi per loro ti attribuiscano spesso ruoli di cattivo, o sbandato o peggio ancora di mafioso?

F.B.: Si, capita spesso che a noi siciliani assegnino solo ruoli negativi… e questo non è tanto giusto!

A.C.: Negli ultimi anni hai partecipato a varie fiction, oltre che a film importanti, come (“Ragazzi fuori”, “Mary per sempre”, “La piovra”, “Palermo-Milano solo andata”, “La stanza dello scirocco”), hai intenzione di lavorare ancora in altre fiction-tv o preferisci il cinema?

F.B.: Amo entrambi… ho avuto la fortuna di partecipare a tante fiction importanti, tra cui ricordo con piacere “La Squadra”, “Ultimo”, “L’ultimo padrino”, “Occhi verde veleno” Ho preso parte anche a fiction come “Don Matteo” “Un Posto al Sole”… mi è dispiaciuto però che per adesso non mi hanno fatto recitare nella fiction “Agrodolce” sarei tornato volentieri a Palermo,  l’avrei fatto anche per i miei tanti fans che mi chiedono da tanto tempo di tornare a fare qualcosa nella mia terra… La fiction “Agrodolce” mi piace molto, è come se mi appartenesse, ed ho provato di tutto per poterla fare, ma non mi hanno messo nelle condizioni di lavorarci… Vedremo quest’anno se le cose cambieranno e se riuscirò a far parte del cast!… Spero che ci siano più occasioni di lavoro in Sicilia, perché bisogna dare delle chance a chi lo merita, a chi ha un talento artistico da dimostrare…

A.C.: In passato, oltre che in ruoli seri e drammatici ti abbiamo visto anche in ruoli comici, al fianco di De Sica, Boldi, Roncato e Frassica… in film celebri come “Vacanze di Natale ’91”, “Anni ’90 parte I” e “Anni ’90 parte II”… che ricordo hai di queste esperienze? Tra l’altro nel film “Vacanze di Natale ’91” hai anche recitato al fianco del grande Alberto Sordi…

F.B.: Mentre giravo le scene di “Vacanze di Natale ’91” con Alberto Sordi ero lusingatissimo di recitare al suo fianco… ero molto emozionato, ed il fatto di aver lavorato con lui è una cosa di cui ancora adesso vado fiero! E’ stato uno degli ultimi film in cui ha recitato il grande “Albertone”… Comunque mi sono trovato bene anche con gli altri attori del cast: De Sica, Boldi, Roncato e Frassica erano tutti personaggi molto simpatici, divertenti e “a modo”.

A.C.: Tu hai fatto molte esperienze, come attore (in teatro, in tv e al cinema) e anche come regista… ma hai anche inciso vari dischi di discreto successo. Si tratta di una tua seconda passione?

F.B.: Prima di fare l’attore amavo scrivere testi, ne ho scritto circa 100… Ho avuto molto successo soprattutto col primo cd, ma anche con gli altri che ho fatto dopo… A me è sempre piaciuta la musica, quand’ero più giovane facevo anche alcune serate: andavo a cantare nelle piazze o nelle sagre popolari di Palermo e provincia per guadagnare qualche soldo in più. Ad esempio una delle canzoni del mio primo album la cantai nel film “Ragazzi fuori”. Ai tempi l’avevo fatta ascoltare al provino a Marco Risi, gli piacque molto e me la fece cantare nel film: s’intitolava “Dimenticare”, si trattava di un testo autobiografico, scritto da me ed è da subito diventata un successo nazionale. Col primo lp praticamente ho venduto qualcosa come circa 350.000 copie! Una cosa allucinante!!!

A.C.: Hai altri progetti per il futuro?

F.B.: In futuro come esperienze mi piacerebbe continuare a fare l’attore e il regista… Visto l’affetto e la stima manifestatami sia al Festival dello Stretto di Messina sia al Giffoni Film Festival, sulla scia di questa vittoria, ho in progetto di realizzare un lungometraggio. Il mio sogno è quello di realizzare un film autobiografico che sia simile al mio ultimo cortometraggio, “Benigno”, ma che metta anche insieme le storie che abbiamo trattato nei due film “Mery per sempre” e “Ragazzi fuori”. Ho già quasi pronto il testo, ho trovato un cast tecnico d’eccezione, è praticamente tutto pronto… sto solo cercando di sviluppare le forze per poterlo realizzare. Ho avuto anche occasione di mettermi in contatto col presidente della Film commission per la Sicilia, dottor Antonino Rais, che molto gentilmente mi ha accolto telefonicamente e mi ha detto che sarebbe lieto di incontrarmi per parlarne. Spero di riuscire a realizzare, anche grazie a lui, questo progetto a cui tengo molto, che parla degli anni ’70 ma è pur sempre attuale come storia… difatti parlerà di bullismo e della violenza dietro le mura domestiche. Voglio fare questo film soprattutto per dare dei messaggi positivi ai giovani: voglio dire che innanzitutto la violenza dev’essere una volta per tutte abbattuta e  poi che bisogna avere degli ideali, dei valori che ci possano aiutare a vivere, a credere di più nel futuro. E poi col mio film, se riuscirò a realizzarlo, sarei contento di poter offrire occasioni di lavoro ad artisti anche giovani. Vorrei dare un’occasione a tante persone, di poter entrare nel mondo del cinema, visto che i giovani d’oggi purtroppo hanno pochi ideali e poche speranze.

A.C.: Hai già pensato al titolo da dare a questo film?

F.B.: Si, ho intenzione di chiamarlo “Il colore del dolore”… perché credo che tutti i sentimenti dell’animo umano in qualche modo abbiano idealmente un colore. E laddove io in passato ho sofferto, anche nei momenti più bui, ho trovato un colore da dare alla mia vita, per arrivare dove sono arrivato adesso… Comunque, io ancora non mi sento “arrivato”, sono giovane, ho tanta strada da fare e spero di continuare ancora a fare tante altre cose…

A.C.: Tempo fa hai partecipato al Reality “La fattoria”, condotto da Barbara Durso, cosa ti ha lasciato quest’esperienza? Ti è piaciuta o te ne sei pentito?

F.B.: Beh, io al Reality ci sono arrivato quando avevo già la popolarità, avevo fatto molti film, avevo ricevuto tanti premi, quindi il Reality non mi è servito per raggiungere la notorietà, è stato solo qualcosa in più. Mi sono trovato un po’ come un pesce fuor d’acqua, ho notato che tutti già si conoscevano tra di loro… In quella edizione del Reality gli unici artisti eravamo io e Ugo Conti… gli altri erano tutti “tronisti” e aspiranti “veline”, disposti a tutto pur di far parlare di sé! Come esperienza mi è servita economicamente, ma credo che sia stato l’unico “neo” della mia carriera.

A.C.: Cosa ti senti di dire ai giovani che vorrebbero entrare nel mondo dello spettacolo? Quali consigli ti senti di dare basandoti sulla tua esperienza di artista?

F.B.: Soprattutto col mio film, se riuscirò a trovare i fondi per realizzarlo, voglio dare un esempio ai giovani, raccontando la mia difficile storia personale. Io ho dovuto affrontare mille difficoltà, ma mi sono servite per fortificarmi, per imparare quali erano i veri valori della vita, me li sono dovuti inventare da solo. Ai ragazzi d’oggi consiglio di impegnarsi con tutte le loro forze per potersi realizzare: se hanno una grande passione per l’arte o per il cinema, non devono scegliere la strada più facile da percorrere… l’epoca dei “tronisti” e del “Grande fratello” prima  poi dovrà finire!

(26/05/2009)
Adele Consolo