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Intervista a Nino Silvio

Kilimangiaro band:
una band sempre in fermento!
Intervista al gruppo, sui loro prossimi progetti...



PATTI (MESSINA)- La Kilimangiaro band è un gruppo reso celebre dalla trasmissione tv “Alle falde del Kilimangiaro” (nel 2000 infatti vincono una selezione nazionale e sbarcano nel programma di Rai 3). non tutti sanno però che, se pur con un altro nome, esisteva già da molti anni prima, precisamente dal 1988, quando i tre componenti principali, Nino, Salvo e Tania (e cioè i due fratelli Nino e Salvo Silvio, insieme alla cugina Tania Ruvolo), legati dalla passione per la musica, iniziarono a suonare insieme in prestigiose strutture turistiche e nelle più importanti piazze d’Italia. La formazione “storica” della Kilimangiaro band comprenderebbe Nino Silvio (violino, chitarra e voce), Salvo Silvio (batteria e percussioni), Tania Ruvolo (pianoforte, tastiere, sequenze e voce), Eduardo Barreto Piloto (percussioni e flauto traverso). Successivamente sono subentrati Elsbert Anthonysamy (voce) e Ismaila Mbaye (percussioni). Dal 2013 l'organico si è rinnovato di nuovo ed arricchito di tre straordinari e talentuosi artisti: Fabrizio Torrisi (voce e sax), Carmelo Vecchio (voce, piano e tastiere) e Angelo Musumeci (basso), oltre l'immancabile e storico Antonino Tramontana (road manager). La conduzione del programma, che fino al 2014 era stata affidata unicamente a Licia Colò, anch'essa ha subito dei cambiamenti infatti già dallo scorso anno con la co-conduzione del comico Dario Vergassola e nella prossima edizione la conduzione sarà affidata a Camila Raznovich. Tornando invece alla Kilimangiaro Band, continua il suo inarrestabile tour, che comprende ancora molte date in giro per l’Italia e all’estero, portando con se’ una ventata di pura ed unica energia...


Intervista a Nino Silvio 
(violino, chitarra e voce della Kilimangiaro Band):


Adele Consolo: Nino, per curiosità, come si chiamava il vostro gruppo prima di chiamarsi Kilimangiaro Band
?

Nino Silvio: Ci chiamavamo New stars... ma ancor prima Stella azzurra, 25 anni fa...


Adele Consolo: Da quanto tempo suonate insieme con tuo fratello Salvo e tua cugina Tania?

Nino Silvio: L’anno scorso abbiamo fatto 25 anni di carriera musicale insieme: io, Tania e Salvo.


Adele Consolo: Oltre al vostro tour, quali altri progetti avete in mente? A cosa state lavorando?
 

Nino Silvio:
Stiamo elaborando diversi progetti interessanti e stimolanti, compatibilmente al tempo dedicato alla composizione, assorbito dalla nostra storica edizione discografica Trichorus, che produce e fornisce musica, per fiction e diversi programmi televisivi, soprattutto in Rai e per La7.


Adele Consolo: Che rapporto c’è tra voi e la conduttrice tv Licia Colò? Siete molto amici, oltre che colleghi?

Nino Silvio:
Lei oltre ad essere una grande professionista, è una persona stupenda.. Dopo tanti anni, é nato un bel rapporto di amicizia tra noi... è una donna semplice ed eccezionale!


Adele Consolo: L’ultima domanda che vorrei farti è se vi dispiace che l’anno prossimo non sia più lei al timone della trasmissione...

Nino Silvio:
Tantissimo, anche perché è stata proprio lei a creare questo Format di programma... ma sono certo che presto ci allieterà con i nuovi progetti, altrettanto interessanti ed innovativi!....

(21/08/2014)



Adele Consolo

Intervista a Mario Pupella

Un’Accademia teatrale rende lustro a Palermo
I mille volti dell’artista siciliano Mario Pupella:
da attore a regista, direttore… e tanto altro!



PALERMO-
Mario Pupella (nato a Palermo il 10 aprile 1958) è conosciuto soprattutto come attore e regista italiano, ma forse non tutti ancora sanno che, da qualche anno a questa parte, è anche il direttore artistico del Teatro Crystal di Palermo, dove ha sede la sua Accademia di Teatro. Pupella debuttò giovanissimo, recitando in Enrico IV di Luigi Pirandello. È stato protagonista di diverse opere teatrali di Plauto, Terenzio, Ben Johnson e Molière e anche in vari teatri Greco-romani. Nel 1992 riceve il diploma accademico “honoris causa” dall'Accademia Siculo-Normanna, “per meriti artistici nella recitazione e nella rappresentazione teatrale”. Successivamente si dedica principalmente ai grandi autori del Novecento, curando la regia e recitando in diverse rappresentazioni (come L'uomo dal fiore in bocca, L'uomo, la bestia e la virtù, Chi ha paura di Virginia Woolf e I Malavoglia). Nel Cinema ha debuttato al Festival di Cannes e al "Sundance Festival" di Robert Redford come protagonista del film Angela di Roberta Torre. Ha partecipato alle 2ª e 3ª serie de L'onore e il rispetto di Samperi (con Ben Gazara, Gabriel Garko, Angela Molina e Giuliana De Sio nel ruolo di don Patrono). Ne La Siciliana Ribelle di Marco Amenta è l'antagonista del giudice Borsellino. Ha poi interpretato il ruolo di don Mimì, nel film La matassa con Ficarra e Picone, che ha avuto un grande successo di pubblico. Nel film Giovanni Falcone, dei fratelli Frazzi interpreta il ruolo del boss mafioso Spatola. Nella 3ª e nella 4ª serie della fiction tv Squadra Antimafia, di Beniamino Catena, è invece don Ninuzzo. E' coprotagonista assoluto del nuovo film di Carlo Fusco, Sins Expiation (con Danny Glover, Michel Madsen, John Savage e Steven Bauer). Tra i suoi lavori più recenti, nel 2012 è da evidenziare che è stato protagonista del film Salvo, di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia (con Saleh Bakrit e Luigi Lo Cascio). Molti sono i ruoli che ha interpretato nella sua lunghissima carriera, soprattutto a teatro (dove ha iniziato giovane, interpretando ruoli classici), sia al cinema, dove è approdato in età più adulta, e riscuotendo un grande successo...


Intervista:

Adele Consolo: Signor Pupella, come ha iniziato la sua carriera di artista?

Mario Pupella: Io ho rinunciato alla laurea per fare il teatro, mi mancavano 6 materie dalla laurea in architettura, e mi sono chiesto “Ma tu cosa vuoi fare veramente nella vita?” e mi sono risposto“L’attore!”. Ed allora ho abbandonato...

A.C.: Quindi lei ha iniziato col Teatro a recitare?

M.P.: Si, ho iniziato giovanissimo a recitare al Teatro Biondo di Palermo, ho debuttato con Enrico IV di Pirandello e poi, dopo qualche anno, mi sono messo in proprio...

A.C.: Tra le tante, quali altre commedie o tragedie ricorda con piacere?

M.P.: Ho fatto Il Moliere e tutto il classico latino nei primi anni... Ad esempio ho fatto anche Plauto, Terenzio... Ho lavorato anche con Licata... Poi mi sono messo in proprio, perchè volevo un teatro mio e ce l’ho fatta: prima di dirigere il Teatro Crystal di Palermo, che gestisco ormai da 25 anni, ho avuto anche il teatro Europa.

A.C: E al Cinema quando è approdato invece? E’ memorabile ad esempio il suo ruolo nel film La matassa, con Ficarra e Picone...

M.P: Al Cinema sono approdato in tarda età... ho debuttato nel 2002, con un film, Angela, di Roberta Torre, che è stato accolto al Festival di Cannes. Da là è iniziata appunto la mia carriera cinematografica e televisiva. Per la tv ho fatto due serie di L’onore e il rispetto, di mafia... e poi dei film buoni, come La matassa, La siciliana ribelle... Sono tornato di nuovo al Festival di Cannes l’anno scorso con il film Salvo, che sta girando il mondo, Stati Uniti, Inghilterra, ovunque, anche in Brasile...




A.C.: E chi ha curato la regia di questo apprezzato film? Ci dice qualcosa di più?

M.P: Si, la regia è stata curata da due registi, Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, che sono due autori palermitani, che vivono in parte a Parigi e in parte a Palermo. E’ un film molto particolare, “diverso”, alternativo, direi...

A.C.: Attualmente sta lavorando ad altri progetti cinematografici?

M.P.: In questo momento sto girando un film comico... non che io sia un attore comico, perchè comici si nasce (vedi nella tradizione siciliana i grandi Franco e Ciccio)... però il mio personaggio si inserisce in questo contesto. E’ un film che affronta problemi tragici, in realtà, attingendo alla realtà sofferta di questo momento... però temi trattati con la leggerezza della commedia, ed è ambientato in Sicilia, a Palermo. Purtroppo ancora non posso dire molto altro su questo film...

A.C.: Di recente lei ha dato vita a Palermo a un’Accademia teatrale, ce ne parla?

M.P.: Si, di recente ho aperto questa scuola a Palermo, della quale sono molto orgoglioso, perchè mi dà molte soddisfazioni... Quest’anno fa 20 anni e forma attori che spesso poi incontro a Roma, quando faccio Cinema, ad esempio, altri lavorano a Palermo in delle compagnie oppure qui con me... e cioè, io attualmente attingo dalla mia Accademia, poi i ragazzi si diplomano e alcuni restano a lavorare con me in Teatro, altri prendono altre strade... Alla nostra Accademia, che dura due anni e poi rilascia un Diploma con attestato di merito, si insegna tutto: Recitazione (la insegno io), Dizione fonetica, Canto, Danza, ecc... Si fa un provino con me, qui, al teatro Crystal e poi, se ha un esito positivo, se va bene, si fa l’iscrizione...

A.C.: Che emozioni le dà il Teatro che non trova nel Cinema e viceversa?

M.P.: E’ strano, io in teatro, ad ogni Prima, il cuore mi batte come il primo giorno, come se fossi nell’Enrico IV di Pirandello di tantissimi anni fa, quando volevo scappare, alla Prima della mia vita, al Teatro Biondo... Al Cinema, anche se hai tanta gente davanti mentre reciti, non hai davanti un vero pubblico, ma hai il regista, i tecnici, e l’emozione è diversa... La bellezza del teatro è proprio questa, l’emozione forte che ti dà, ad ogni spettacolo... e la formazione che ti dà... L’attore di teatro di solito ha studiato, ha fatto l’Accademia, ha fatto scuola, non è uno improvvisato... A volte al Cinema invece è un pò diverso, insomma...

A.C.: E come vede i ragazzi che escono da Reality o che sono tronisti e che si improvvisano attori al Cinema?

M.P.: Che ben venga se alcuni vengono da queste realtà, purché a ciò poi segua anche uno studio, un approfondimento per migliorarsi, per diventare dei bravi attori, se vogliono diventare questo...

A.C.: Ha dei rimpianti nella sua carriera artistica?

M.P.: Si, parecchie... Ad esempio mi avevano cercato di recente per il film Le conseguenze dell’amore (2004), il regista Paolo Sorrentino (vincitore agli Oscar quest’anno con il film La grande bellezza) mi aveva cercato quattro volte in un giorno, mi voleva a Roma l’indomani... Io non sono potuto partire quella mattina perchè ero ad Agrigento per uno spettacolo con alcune scuole... Sapevo che la settimana dopo sarebbe dovuto venire in Sicilia e quindi ci saremmo visti comunque, ma alla fine così non è stato purtroppo... e mi dispiace molto... ma ci sono treni nella vita che se non prendi subito al volo poi passano e non puoi prenderli più... Un altro mio rimpianto è stato tre anni fa circa, quando mi ha chiamato il mio agente e mi ha detto che mi volevano su Rai 1, in Prima serata, per una cosa bellissima... Si trattava appunto di televisione, 50 pose, e stavolta non avrei dovuto interpretare più il mafioso, ma un generale... Io ero entusiasta, pensavo che fosse fantastico... ma c’erano due “ma”... Il primo “ma” era che si doveva girare in Colombia e io ho pensato “Vabbè prendo un sonnifero così mi addormento e sull’aereo così non fumo” (e risolvo il problema, visto che sono un grande e accanito fumatore)... Il secondo però era che ti vogliono lì per 7 mesi. E questo è stato molto problematico, perchè non potevo lasciare tutti i miei impegni per così tanto tempo, senza avere almeno un mese o 15 giorni di pausa per tornare e gestire le mie cose a teatro... Il film era Terra ribelle, l’ultimo sceneggiato, di 10 puntate. La mia parte poi la prese Lando Buzzanca. Gli affetti, il lavoro, l’attaccamento alla mia terra mi ha frenato allora, ma non sapevo allora neanche che ci sarebbe stata questa crisi terribile dei nostri giorni... Dovevo essere anche in Russia l’anno scorso con Robert De Niro e con Al Pacino a Roma, la sceneggiatura era già pronta, la parte mia era pronta... e ora avrei un altro progetto in ballo, in America... Diciamo che questi lavori non sono “saltati”, ma i film non partono, perchè con la crisi che c’è ora nel Cinema, non ci sono abbastanza fondi... Ma io spero che, prima o poi, qualcuno di questi validi progetti si sblocchi... E poi farò 2 o 3 pose nel film scritto e diretto da Francesco Benigno, che si chiama Il colore del dolore, e che racconta la sua vita... sicuramente sarà un film interessante ed intrigante, perchè la sua infanzia è stata molto difficile. Con Benigno siamo amici da anni, per cui mi sono anche offerto di prestargli il mio teatro per il secondo ciclo di Casting che lui sta facendo a Palermo per il suo film. Presto ne conoscerò il copione... Nel cast, oltre a me, dovrebbe esserci anche Luigi Maria Burruano, che ha recitato qui al Teatro Crystal e presto dovrebbe tornare con una nuova commedia...


(07/03/2014)
Adele Consolo

Intervista a Franco Califano

Muore Califano: un grande poeta e una persona sincera

Senza manette: la vita del Maestro racchiusa in un libro

Non escludo il ritorno... si scriverà sulla sua lapide




Il 30 marzo 2013 è scomparso il Maestro Franco Califano, grande poeta e cantautore, all’età di 74 anni, presso la sua villa di Acilia (vicino Roma), a causa di un cancro osseo. Io che ho avuto la fortuna, in qualità di Giornalista, di incontrarlo tre volte, di sentirlo telefonicamente e spesso anche per e-mail per scambiarci gli auguri in occorrenza delle festività, in questo periodo di Santa Pasqua, ne sento la mancanza, ed è per questo che vorrei omaggiarlo con una recensione sulla sua vita e sul un suo libro autobiografico, “Senza manette”, con relativa intervista, che gli feci qualche anno addietro, e cioè l’8 Maggio del 2008.




Franco Califano, detto anche Califfo” (perchè grande seduttore), è nato a Tripoli il 14 settembre 1938,  ed è stato oltre che un celebre cantautore, anche un poeta, scrittore ed attore. La sua famiglia era originaria di Pagani (in provincia di Salerno), ed egli nacque per caso in aereo sul cielo della capitale libica, a quei tempi territorio metropolitano italiano, acquisito con la guerra italo-turca del 1911. Crebbe e visse per molti anni a Roma, ma trascorse otto anni anche a Milano. Arrestato nel 1970 per possesso di stupefacenti, caso in cui fu coinvolto anche Walter Chiari (assolto con formula piena), finì nuovamente in carcere per lo stesso motivo e per porto abusivo di armi nel 1983, ma questa volta insieme al conduttore televisivo Enzo Tortora (assolto con formula piena e caso emblematico di mala giustizia). Scrisse innumerevoli album di successo, ma fu autore anche di splendide canzoni anche per celebri artisti, tra cui: Mina, Mia Martini, Tiromancino, Ornella Vanoni, Peppino di Capri, Bruno Martino, Edoardo Vianello, Vilma Goich, Caterina Caselli... Come scrittore invece pubblicò oltre sia prosa che poesie: Ti perdo (Diario di un uomo da strada), Il cuore nel sesso, Sesso e sentimento, Calisutra e Senza Manette.




Quest’ultima opera letteraria, edita dalla Mondadori e curata solo nella prefazione da Pierluigi Diaco, descrive “in toto”Franco Califano, in un racconto autobiografico, romantico, cinico, a metà tra l'idealismo ed il materialismo. Tante sono le tematiche trattate: sesso, rapporti sentimentali, vizi e musica. Nel libro emerge tutta la carica emotiva di uomo del popolo, nato a Roma, cresciuto in vari collegi e poi scappato da casa (dopo la morte del padre). Tanti sono le difficoltà che Califano si trova ad affrontare nel corso della sua vita, tra cui problemi gravi di salute e, a causa delle sue cattive compagnie, per ben due volte anche la detenzione carceraria. Schietto e amante delle donne, grazie alle sue canzoni (e adesso anche con i suoi libri) il ''Califfo'' è riuscito a conquistare un ruolo importante non solo per il pubblico che lo ha seguito negli anni del suo boom, ma anche per le giovani generazioni, che lo hanno eletto a loro “Maestro”.




Intervista
   
-Maestro Califano, com'è nata l'idea di scrivere il suo nuovo libro, “Senza manette”?

Franco Califano: E’ nata dall’esigenza di scrivere un libro serio dopo tanti miei libri che parlavano prevalentemente di sesso, come il mio penultimo libro, “Calisutra”. Ci lavoro da tanti anni a questo libro, l’ho visto e rivisto varie volte nel tempo perché quando scrivi un qualcosa nel presente e poi la rileggi dopo qualche anno le sensazioni e le emozioni che provi sono diverse…


-Il giornalista che ha collaborato con lei per scrivere il libro, Pierluigi Diaco, quali spunti le ha dato per i suoi argomenti?

F.C.: Pierluigi ha collaborato con me solo nella parte finale del libro, nella
quale ho riportato un’intervista che mi ha fatto lui poco tempo fa.


-Il libro parla di temi seri, quali l’amore, la povertà, la felicità e anche di problemi personali che le hanno segnato la vita. Ha dedicato un intero paragrafo alla Sicilia, parlando del suo amore per una ragazza siciliana, che si chiama Tonia. Vuole dirci cos’è che l’ha colpita di lei e in generale della Sicilia?

F.C.: A Tonia non ero legato da un profondo amore, ma mi ha colpito da subito la sua dolcezza, timidezza, era una ragazza un po’ sprovveduta alla quale io credo di aver insegnato molte cose… Alla Sicilia in particolare sono molto legato, mi è sempre piaciuta molto, ci sono stato molte volte e ci tornerei volentieri. Sono stato a Palermo, dove ha sede un mio fan club, ma anche in altre città siciliane…la Sicilia è bella soprattutto per la sua storia e per le sue tradizioni.


-In questi anni lei ha scritto tantissime canzoni e anche vari libri. Diciamo che questo è il suo primo libro serio, la sua prima autobiografia. In futuro proseguirà ancora nella sua carriera di scrittore?

F.C.: Si, sono pronto a scrivere un altro libro, credo di avere ancora tante cose da dire…


-Dopo aver fatto il cantautore, l’attore e lo scrittore e dopo aver preso una Laurea ad honorem in Filosofia, quale altra esperienza non ha mai fatto e le piacerebbe fare?

F.C.: Mi sono piaciute tutte le esperienze artistiche che ho fatto sinora…  Mi è piaciuto ad esempio recitare, non ho mai fatto il regista ma non mi piacerebbe farlo… Per un periodo ho fatto il pittore, dipingevo quadri e me la cavavo bene, ero portato, però non ho avuto il tempo per coltivare questa mia attitudine.


-Quali sono i suoi progetti per il futuro?

F.C.: Vorrei continuare a scrivere sia libri che canzoni e fare altre tournée, magari in Sicilia…

(24/03/2013)

Adele Consolo

Intervista a Eugenio Finardi

Eugenio Finardi: il suo amore per la musica... e per la famiglia




L’artista poliedrico Eugenio Finardi (cantante, autore, chitarrista e pianista) è nato a Milano il 16 luglio 1952. Cresciuto in una famiglia di artisti (la madre cantante lirica americana, il padre tecnico del suono), fin da bambino mostra uno spiccato talento per la musica, tanto che a 9 anni incide il suo primo album “Palloncino rosso fuoco”. A 11 anni partecipa all’incisione di due raccolte (una di canzoni natalizie e un’altra di brani della tradizione americana), poi negli anni ’60 inizia a farsi strada insieme ad artisti comeAlberto Camerini e Walter Calloni. Con loro forma la band “Il Pacco” e con loro si esibisce nel nord Italia (in particolare al locale Carta Vetrana, che all’epoca ospitava i migliori musicisti dell’area milanese). Nei primi anni ’70 Finardi entra in contatto conClaudio Rocchi e gli Stormy Six e collabora come musicista con molti gruppi famosi, facendosi contemporaneamente notare anche come cantante (ad esempio col gruppo “Il Pacco” si esibisce con successo al Festival di Re Nudo a Zerbo). Nel 1972 firma il suo primo contratto con la casa discografica Numero Uno (fondata da Battisti Mogol), dove tra l’altro “milita” anche Demetrio Stratos. Nel 1973 pubblica un 45 giri con due brani in inglese: “Hard Rock Honey” e “Spacey Stacey” (che presenta anche sul palco del primo Festival del Parco Lambro). Quando lo stesso Demetrio Stratos fonda poi la band “Area” e passa alla Cramps (di Gianni Sassi), vuole con sé anche Eugenio: con questa etichetta infatti realizzerà nel 1975 il suo primo album in puro stile rock italiano, intitolato “Non gettare alcun oggetto dai finestrini”, seguito da varie tournèe di successo, tra le quali ricordiamo la prima, nella quale servì da supporto al grande Fabrizio De Andrè. L’anno seguente incide l’album “Sugo”, che lo porterà al successo, soprattutto con la canzone “Musica ribelle”, per poi cedere il passo a “Diesel” (entrambi in stile rock combattivo e allo stesso tempo impegnato). Alla ricerca di nuove sonorità, inizia ad abbracciare anche altri stili musicali (come il jazz e la fusion, il funky e la musica nera), e così il 1978 per lui sarà un anno di cambiamenti, il più importante dei quali è la collaborazione con il gruppo “Crisalide”, che contribuisce alla realizzazione del suo nuovo album, “Blitz” (che contiene “Extraterrestre” e “Roccando Rollando”). Si trasferisce poi a Carimate, per lavorare in un suo studio di registrazione, che raccoglierà molti musicisti italiani dell’epoca. Nel 1981, dopo una breve permanenza a Londra, realizza l’album “Finardi” e poi nel 1982 pubblica l’album in inglese “Secret Streets”. Nello stesso anno diventa padre di Elettra (nata con la sindrome di Down), che ispirerà molte canzoni di“Dal Blu” (un’album nato nel 1983, che manifesta un’esplorazione di sentimenti e di dolcezza). Negli anni seguenti inciderà una serie di dischi memorabili: nel 1984 il live“Strade”, nel 1985 “Colpi di Fulmine”, nel 1987 “Dolce Italia”, nel 1989 “Il Vento di Elora”, nel 1990 “La Forza dell’amore” (disco che segna la fine della collaborazione con la Fonit Cetra e l’inizio di quella con la Wea), nel 1991 “Millennio” (un disco intenso e profondo, che darà il nome al nuovo tour del 1992) e nel 1993 “Acustica”, aprendo con la canzone “Le donne di Atene”, dove traduce un meraviglioso pezzo di Chico Buarque de Hollanda, interpretazione che lo porterà poi ad incidere (per il Club Tenco) due brani diVladimir Vysotsky, che verranno pubblicati nel CD “Il volo di Volodja” (l’anno seguente invece uscirà “Lo sai”, traduzione di “Ya ves” di Pablo Milanes, inserita nell’album“Omaggio”). In questo periodo di profonda ricerca musicale e personale Eugenio incide, in trio, una intensa e vibrante versione de “I giardini di Marzo” di Lucio Battisti, pubblicata nella raccolta “Innocenti evasioni”. Nei primi mesi del ’96 Finardi è a New York negli studi Power Station per incidere “Occhi” (con alcuni tra i session men più quotati della grande mela): prodotto insieme a Mino Cinelu, è un album ricco di ballate struggenti, tra le quali spiccano “Con questi occhi”, “Un uomo” e “Uno di noi” (cover di “One of us” di Joan Osborne). Nel 1998 esce “Accadueo”, poi nel 2001, in chiusura di contratto, la Wea pubblica la compilation “La forza dell’amore 2″ ed Eugenio entra a far parte dell’etichetta Edel. Nel 2001 partecipa ad una tournée di Fado (la tradizionale musica portoghese), dando vita a un nuovo tour e all’album “O Fado”. All’inizio del 2002 Eugenio collabora (sotto la direzione di Vittorio Cosma) con una squadra di giovani talenti, per registrare “Cinquantanni” e in seguito, con l’avvento del nuovo millennio, Finardi decide di partecipare a un progetto artistico (coadiuvato da Cosma e Porciello) che consisteva nel creare uno spettacolo di musica sacra, battezzato col nome “Il Silenzio e lo Spirito” (che in seguito registrerà su supporto CD e DVD (prima di portarlo di nuovo in tour per l’Avvento 2003). Ma l’ammirazione nei confronti dell’estro creativo di Vladimir Vysotsky non lo abbandona, tanto da indurre Eugenio a omaggiare nuovamente il grande maestro con un intero album di reinterpretazioni, intitolato “Il cantante al microfono”. Si tratta di undici brani, eseguiti con l’ensemble di musica classico-contemporanea Sentieri Selvaggi, sotto la direzione di Carlo Boccadoro (per la casa discografica Velut Luna/Egea). L’artista russo Vysotsky conosciuto soprattutto come attore (di cinema, teatro e tv), fu anchepoetacantautore (scrisse oltre cinquecento canzoni) e musicista (amava suonare la chitarra russa a sette corde). Fu boicottato e censurato in ogni modo possibile dal Regime Sovietico per i contenuti scomodi dei suoi testi, per l’acume critico e la sua graffiante ironia (che ne fecero invece un personaggio amatissimo dal popolo), per poi morire prematuramente, a causa di un attacco cardiaco, all’età di 42 anni.
Intervista:



A.C.: Eugenio, parlami della tua infanzia… Quando hai capito che in te bruciava il sacro fuoco dell’arte?
Eugenio Finardi: Beh, in realtà io sono figlio di una cantante lirica e di un tecnico del suono, per cui è abbastanza naturale che io sia entrato in questa attività, nel mondo dell’arte insomma… Poi anche mia zia era una concertista di pianoforte, mio zio era violinista…
A.C.: Ma il tuo primo vero approccio con la musica qual è stato? A quale genere ti sei avvicinato musicalmente all’inizio?

E.F.: All’inizio sono nato nella musica classica: dato che mia madre era una cantante lirica mi sono appassionato a questo genere. Poi a 13 anni ho scoperto il blues, che è diventato il mio grande amore musicale e la mia passione.

A.C.: Oltre al tuo grande amore per la musica cos’altro ti appassiona? Quali sono i tuoi hobbies?

E.F.: Beh, in generale amo la montagna, il mare, le immersioni subacque…

A.C.: E invece per quanto riguarda il mondo del cinema e della tv, cosa ti appassiona?

E.F.: Adoro le serie televisive, come ad esempio “I soprano”, “Dottor House”, “C.S.I.”.Amo molto le fiction, ma solo quella americane, non ho mai guardato nessuna fiction italiana! Per quanto riguarda il cinema, vedo solo film per bambini da otto anni, perché ho una figlia piccola… Non vado mai al cinema! L’ultimo grande film per bambini che ho visto era “Cat week”, che è un film davvero straordinario.

A.C.: Quali esperienze artistiche non hai ancora fatto e ti piacerebbe fare?

E.F.: Mi piacerebbe recitare in un film, perché ho già recitato da attore su un palco…ho da poco esordito con la mia prima opera teatrale, che s’intitola “Suono”. Abbiamo esordito al Teatro Filodrammatici di Milano (dal 21 febbraio al 2 marzo) e andremo in tournèe l’anno prossimo.
A.C.: Dopo 30 anni di carriera come cantante, cimentarti per la prima volta come attore nello spettacolo “Suono” che effetto ti ha fatto?

E.F.: Per me è stato un duplice ritorno al passato: ho studiato teatro alla Tufts University di Boston prima di firmare il mio primo contratto discografico e poi mia madre era una cantante lirica, quindi il teatro mi ricorda in qualche modo mia madre. Al Teatro Filodrammatici ci si sente un pò come a casa…è un posto molto accogliente… Lo spettacolo non è stato innovativo, perché ho cercato di seguire come modello il cosiddetto“Teatro-canzone” del Signor G. (il grande cantautore milanese Giorgio Gaber). Lo spettacolo è durato due ore, era diviso in due tempi ed ha visto in scena una miscela di musica e di parola. Infatti, oltre a cantare molte canzoni del mio repertorio (“Musica Ribelle”, “Un uomo” ed “Extraterrestre”), ci sono stati momenti autobiografici, nei quali ho raccontato alcune mie esperienze di vita, come il mio viaggio in Sudan, nel 1998, conMedici senza Frontiere. A condire il tutto nel corso della serata ci sono state anche alcune video-proiezioni (degli artisti Masbedo e Giuseppe Romano) e l’accompagnamento musicale di un’orchestra.



A.C.: Quali artisti ammiri tu che sei un artista? Intendo dire quali sono i tuoi gruppi preferiti?



E.F.: Mi piace molto Ben Harper, a parte tutti i classici miei coetanei. In genere non ascolto musica italiana, però dei cantanti italiani mi piacciono Samuele Bersani, Carmen Consoli ed Elisa.



A.C.: Sei religioso?



E.F.: Sono completamente non credente, figlio di non credenti, anche se comunque sono spirituale, e cioè credo che esista una spiritualità che è umana, cioè dell’uomo, e credo che la religione ne sia una semplificazione.



A.C.: C’è un difetto che proprio non sopporti in chi ti circonda?



E.F.: Non sopporto la sciatteria, applicata in vari campi, sia in quello morale che in quello lavorativo: mi danno fastidio le cose fatte male…ad esempio quando vai al bar e trovi l’alone della tazzina sul bancone! Io sono piuttosto perfezionista, amo le cose fatte bene… Invece nel modo di vestire ci faccio meno caso, perché non sono uno che bada molto all’immagine.



A.C.: C’è un amore che ha segnato la tua vita e al quale hai dedicato qualche canzone?



E.F.: Direi che le canzoni che ho dedicato di più a qualcuno sono quelle per i miei figli, che sono tre e si chiamano Elettra, Emanuele e FrancescaElettra (nata con la sindrome di Down), in passato ha ispirato molte mie canzoni dell’album “Dal Blu” (uscito nel 1983, che manifesta un’esplorazione di sentimenti e di dolcezza).



A.C.: Chi ti ha sostenuto in questi anni e ti è stato accanto oltre ai tuoi fans?



E.F.: In realtà io ho solo uno sparuto gruppo di fans, sono sempre stato un po’ un outsider nell’industria musicale italiana, non vado spesso in tv, quindi non appartengo a nessuna cordata, a nessun gruppo… Quindi il più grande sostegno per me in questi anni credo che sia stata la mia compagna, Patrizia.



Per maggiori info si possono consultare i seguenti siti:www.myspace.com/eugeniofinardiwww.eugeniofinardi.it


(26/11/2009)
Adele Consolo

Intervista a Luigi Maria Burruano

Viaggio nel tempo con Luigi Maria Burruano





TINDARI (ME)- Al teatro greco di Tindari, in occasione della rassegna “Viaggio nel tempo”, il 18 e il 19 luglio ci sono stati due giorni di sfilate in abiti romani, cerimonie sacre, musica, danze e una rappresentazione teatrale intitolata “Heroes”, per la regia di Nicola Calì. L’opera ha visto come protagonisti vari attori, tra i quali spiccano Anna Galiena e Luigi Maria Burruano. Nato a Palermo nel 1948 da una famiglia borghese, Burruano, all’inizio degli anni ’70 ha cominciato a recitare, dedicandosi al cabaret e al teatro dialettale in lingua siciliana, poi è diventato celebre con lo spettacolo teatrale “La coltellata”, scritta di suo pugno, che ha proposto per la prima volta in un teatro palermitano una scena di nudo femminile. La sua carriera teatrale lo porta sui palcoscenici di teatri stabili di tutta Italia (spesso in coppia con Tony Sperandeo e Giovanni Alamia, due attori e musicisti del quartiere di “Boscogrande”. A seguire, nel 1970 avviene il suo esordio al cinema  con “L’amore coniugale” di Dacia Maraini, anche se il teatro rimane sempre la sua occupazione principale  e tra le varie opere teatrali ricordiamo anche: “I giganti della montagna”“Coriolano”, “La saga del signore della nave”, “Il giardino d’inverno”, “Pulcinella”, “Studio per una finestra”, “Ohi Bambulè”, “L’aquila deve volare”, “Rudens”, “Sticus”, “Palermo, oh cara”. Nel 1985, sul grande schermo, Burruano ha avuto una piccola parte in “Pizza connection” di Damiano Damiani.




Inoltre Burruano in questi anni ha recitato in vari film di successo per la tv: “Mery per sempre” (1989) e “Ragazzi fuori” (1990) di Marco Risi, nel 1999 in “Turbo” (per la regia di Antonio Bonifacio), nel 2001 in “L’attentatuni” (regia di Claudio Bonivento), nel 2004 in“Paolo Borsellino” (regia di Gianluca Maria Lavarelli), nel 2005 in “Mio figlio” (regia di Luciano Odorisio), nel 2005 in “Il giudice Mastrangelo” (regia di Enrico Oldoini), nel 2006 in“L’onore e il rispetto” (regia di Salvatore Samperi), nel 2006 in “R.I.S. 2-Delitti Imperfetti”(regia di Alexis Sweet) e nel 2007 in “Il giudice Mastrangelo 2″ (per la regia di Enrico Oldoini). Dal 1992, nel frattempo, è tornato al cinema con: “Nel continente nero” (di Marco Risi, del 1992), “La discesa di Aclà a Floristella” (per la regia di Aurelio Grimaldi, sempre del 1992), “La scorta” di Ricky Tognazzi (1993), “Quattro bravi ragazzi” (1993) di Claudio Camarca, “Le buttane” di Aurelio Grimaldi (1994), “L’uomo delle stelle” di Giuseppe Tornatore (1995), “Luna e l’altra” di Maurizio Nichetti (1996), “Italiani” di Maurizio Ponzi (1996), “Il figlio di Bakunin” di Gianfranco Cabiddu (1997), “Oltremare-non è l’America” di Nello Correale (1998), “Sotto la luna” di Franco Bernini (1998), “Amore a prima vista” di Vincenzo Salemme (1999), “La fame e la sete” di Antonio Albanese (1999), “Cuore scatenato” di Gianluca Sodaro (2000), “I cento passi” di Marco Tullio Giordana (2000),“Benzina” di Monica Stambrini (2001), “Nati stanchi” di Dominick Tambasco (2001),“Ginostra” di Manuel Pradal (2002). Poi recita in “Nowhere” di Luis Sepulveda (2002),“Miracolo a Palermo” di Beppe Cino (2003), “Il ritorno di Cagliostro” di Daniele Ciprì e Franco Maresco (2003), “Quo vadis, baby?” di Gabriele Salvatores (2005), “Eccezzziunale veramente capitolo secondo…me” di Carlo Vanzina (2005). Nell’autunno 2006 ottiene una grande popolarità con le fiction-tv “L’Onore e il Rispetto”, per la regia di Salvatore Samperi e“Raccontami”, dove recita insieme a Massimo Ghini. Nel novembre 2007 esce nelle sale cinematografiche il film “Milano-Palermo- il ritorno”, dove recita con Raoul Bova e Giancarlo Giannini (per la regia di Claudio Fragasso). Per una serie di film Burruano ha ricevuto vari premi, tra i quali ricordiamo: nel 2000 Premio Saint Vincent-Grolle d’Oro e Premio Grolla d’Oro come Miglior Attore (per “I Cento Passi”) e nel 2003 (al Vivilcinema Film D’Essai dell’Anno) il Premio FICE come Migliore attore (per “Il Ritorno di Cagliostro” e per “Liberi”). Nel 2004, al Bellaria Film Festival, ha ricevuto un Premio come Migliore Attore Casa Rossa (per “Il Ritorno di Cagliostro”) ed ha anche avuto una Nomination ai Nastri d’Argento come Migliore Attore non protagonista (per il film “Liberi”).



Intervista:

Adele Consolo: Signor Burruano, lei ha un cognome molto particolare, da dove trae origine?
Luigi Maria Burruano: Io sono originario di Palermo, precisamente di Mondello, dove la mia famiglia era molto conosciuta: mio padre era uno stimato medico e aveva anche una cattedra come professore universitario. Comunque credo che il mio cognome abbia origine dagli Arabi, e questo mi riempie di orgoglio, perchè la loro dominazione in Sicilia ha portato tante cose positive, come la conoscenza dei numeri, dell’alfabeto, ecc…
A.C.:Lei ha ricevuto tanti premi per film importanti, come “I cento passi”, “Liberi” e “Il ritorno di Cagliostro”. Oltre alla capacità d’interpretazione e alla passione per la recitazione, secondo lei, un bravo attore, quali qualità deve avere?
L.M.B.: Ad esempio io ho la fortuna di avere una buona memoria e questo serve molto nel mio mestiere, anche se a volte può capitare anche a un bravo attore, specie al teatro, di incartarsi con una frase, con una battuta, che non si riesce a fare propria e a quel punto si deve scegliere se cambiarla o rimanere zitti… Pensi che a me anni fa, al Teatro Sistina di Roma, è capitata una situazione simile: ho preso parte a una commedia musicale, il“Rinaldo in campo”nella quale erano compresi dei balli, un’orchestra che suonava, poi l’esibizione canora di Massimo Ranieri e a me toccava fare il ruolo di tramite fra tutti loro… Dovevo praticamente pronunciare qualche frase semplice, fare un breve discorso introduttivo, ma ogni volta, non so perché, mi dimenticavo la battuta, e tutti cominciavano a fissarmi, nell’imbarazzo generale…
A.C.: Lei ha iniziato a recitare a teatro col cabaret negli anni ’70 insieme all’attore Tony Sperandeo?
L.M.B.: Si, io ho fatto tanti spettacoli con Tony Sperandeo, ma ho iniziato a recitare al teatro ancor prima di lavorare con lui…
A.C.: Dopo tanti anni di carriera e di successi, se lei avesse la possibilità di tornare indietro nel tempo e cambiare il corso della sua vita, rifarebbe le stesse cose?
L.M.B.: Assolutamente no, io nella mia vita ho fatto tante cose positive, ma anche degli errori… Per quanto riguarda la mia carriera non ho rimpianti, ma nella mia sfera personale ci sono tante scelte che ho fatto che se tornassi indietro non rifarei… Capita a tutti di attraversare momenti difficili e di fare scelte sbagliate, io ho anche vissuto dei drammi nella mi vita, ma l’importante è imparare dai propri errori e andare avanti…e “finchè la pietra rotola facciamola rotolare”! Vale sempre la pena di vivere, anche se si vive di un ricordo ferito… La vita è la cosa più bella e insopportabile allo stesso tempo: è bella se si assaporano le piccole cose, come la compagnia di un amico, o come svegliarsi la mattina e vedere il sole splendere nel cielo… Io non sono credente, ho una mia religiosità che è pagana, ma vado spesso in chiesa e quando entro mi faccio anche il segno della croce…
A.C.: Per il suo futuro preferirebbe avere qualche applauso in più o qualche soldo in tasca in più?
L.M.B.: I successi nel lavoro li ho avuti, quindi adesso preferirei avere qualche soldo in più, che non guasta mai… Del vivere solo per l’arte i Romantici e i Bohemienne ne hanno già scritto tanto… Nella situazione di decadenza in tutti i settori in cui viviamo oggi bisogna stare coi piedi per terra…ma spero che ci saranno tempi migliori! Ci sono due detti palermitani in proposito, che dicono che “A povertà non è vergogna, ma mancu preju (e cioè piacere, soddisfazione), e poi “U picca abbaista, ma u ’cchiu assai eni miegghiu!”
A.C.: Nel mondo dello spettacolo una persona schietta e sincera come lei si è inserita facilmente? Come si è trovato nel rapportarsi ai registi, ai produttori e ai colleghi di lavoro?
L.M.B.: Io mi sono sempre trovato bene con tutti, perché so come comportarmi a seconda di chi ho davanti, rimanendo sempre me stesso, senza bisogno di fingere. Ho avuto la fortuna di conoscere produttori come il vecchio Cecchi Gori e registi importanti comeTornatore, ma anche come i Vanzina… Il problema del teatro è che purtroppo non ci sono più i bravi autori come Pirandello Flaiano…e nel cinema invece non ci sono più i mecenati di una volta. Con i colleghi non ho mai sentito la competizione, perché essendo un attore, e cioè un interprete e non un vigile urbano non credo di avere “colleghi”, ma compagni di lavoro… L’unico vero problema che ho avuto nel mio mestiere è stato quello di farmi male nell’ultimo film nel quale ho preso parte, tanto da rompermi qualche costola…e ancora devo farmi due punture al giorno per farmi passare il dolore. Ma continuo lo stesso a lavorare nonostante tutto…
A.C.: La tragedia “Heroes” di Nicola Calì, che è stata rappresentata recentemente al Tindari e dove lei è stato uno dei protagonisti, parla degli Dei e principalmente del mito di Castore e Polluce. Ci sono varie storie che si intrecciano e molti personaggi, tormentati dalla paura della morte, ma alla fine una speranza c’è per loro?
L.M.B.: Si, alla fine i personaggi capiscono che per vivere non bisogna avere troppa paura del tempo e della morte, ma bisogna conservare la speranza nel futuro, credendo in qualcosa, e cioè in una divinità, in qualcuno oppure in qualcosa…
A.C.: Oltre all’amore per la recitazione, che cos’altro la appassiona?
L.M.B.: Mi è sempre piaciuto molto scrivere: ho scritto molti dei copioni che poi ho interpretato al teatro in questi anni e, da qualche tempo a questa parte, ho iniziato anche a scrivere per me stesso… Il genere che amo di più è la poesia, più che la letteratura…
A.C.: Quali sono i suoi progetti per il futuro?
L.M.B.: Beh, dopo tanti anni di teatro, negli ultimi tempi mi sono affezionato di più al cinema, ma anche alle fiction-tv. Ad esempio sarò nel nuovo film di Tornatore, “Baarìa”, che è stato ambientato in Sicilia e in Tunisia. Per la tv sarò in “Il sangue dei vinti”, per la regia di Michele Soavi, al fianco di Michele Placido e nella seconda serie del film “Mio figlio” (che aveva come protagonista Lando Buzzanca) e che si chiamerà “Il Commissario Vivaldi”, per la Rai. Insomma prossimamente usciranno almeno tre film per la tv in cui io sarò uno dei protagonisti, tra cui anche la seconda serie di “L’onore e il rispetto”.
Per altre info consultare il sito http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Maria_Burruano

(26/11/2009)
Adele Consolo